MEDICINA RIGENERATIVA

Le cellule staminali mesenchimali per curare l’artrosi

In ambito ortopedico è ormai considerata pratica consolidata da un punto di vista terapeutico l’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali: inizialmente erano prelevate solo dal midollo osseo, da 4 anni a questa parte, invece, stiamo utilizzando in maniera regolare le cellule staminali mesenchimali (MSC) prelevate dal tessuto adiposo sottocutaneo.

Le cellule staminali mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo

Il tessuto adiposo rappresenta una ricca e facilmente accessibile risorsa di cellule staminali adulte. Il 2% della popolazione cellulare nucleata del tessuto adiposo è rappresentato dal MSC (concentrazioni da 500 a 1000 volte superiori a quelle del midollo osseo). Il prelievo è meno traumatico e si possono ottenere maggiore quantità di tessuto. Le MSC prelevate dal tessuto adiposo sono una popolazione cellulare pluripotente che può differenziarsi in cellule di vari tessuti, derivati dalla linea mesodermica (cellule del tessuto osseo, adiposo, cartilagineo, cardiaco e muscolare) e non mesodermica (cellule neuron-like, cellule endoteliali, epatociti, cellule pancreatiche). Dai dati di bibliografia, le MSC isolate da midollo osseo e tessuto adiposo non mostrano differenze nella morfologia simil-fibroblastica, immunofenotipo, capacità di isolamento, frequenza di unità formanti colonie e capacità differenziative. Dalla frazione vasculo-stromale del tessuto adiposo è infatti possibile estrarre cellule staminali che presentano caratteristiche fenotipiche e plastiche simili alle cellule staminali mesenchimali estratte dal midollo osseo. A partire dal 1994 sono state messe a punto delle strategie di ingegneria tessutale basate sull’utilizzo di MSC per indurre la differenziazione locale in cartilagine di precursori mesenchimali. Le MSC sono state usate in vivo per riparare difetti della cartilagine articolare in modelli animali. Da vari studi è stata dimostrata l’applicabilità, l’innocuità e la potenziale efficacia locale delle MSC per la riparazione cartilaginea.

L’utilizzo non può essere estensivo, non si tratta di una terapia miracolosa, ma ci sono delle indicazioni ben precise. Il trattamento deve essere riservato a casi limitati: l’efficacia maggiore è nel ginocchio, soprattutto se associata ad altri interventi correttivi come le osteotomie.

Nell’anca l’utilizzo è molto meno efficace in quanto è un’articolazione “virtuale” (sono due sfere, se una è deforme c’è ben poco da fare). Per questa articolazione il campo di applicazione più idoneo è quello delle forme  iniziali di osteonecrosi asettica della testa femorale in pazienti giovani e, più raramente, nell’edema midollare.

Recentemente stiamo anche provando ad utilizzarle nel trattamento delle neuropatie periferiche da compressione (es: tunnel carpale) in fase iniziale.