Protesi d'anca

Grazie alle più moderne protesi d’anca realizzate con materiali e design biocompatibili, è possibile risolvere le malattie che colpiscono l'articolazione dell'anca e restituire al paziente una funzione dell’anca simile a quella dell’articolazione naturale (funzione parafisiologica). L’obiettivo della sostituzione dell’articolazione dell’anca con una protesi è quello di migliorare la qualità di vita del paziente per un tempo prolungato, garantire un movimento ampio dell’articolazione, consentire di sopportare i carichi, minimizzare l'usura e l'attrito, garantire la necessaria stabilità durante il movimento ed evitare l'insorgere di reazioni dannose nell'organismo (tossicità).

Perché diventa necessario l’intervento di protesi d’anca?

L’intervento di protesi d’anca può rendersi necessario per diversi motivi: alleviare il dolore, la rigidità, la deformità, la limitazione funzionale causata dalle malattie che colpiscono l'articolazione dell'anca.

Rispetto al passato, quando l’impianto di protesi era riservato prevalentemente al paziente anziano, oggi la protesi d’anca ha indicazioni per una fascia d’età più ampia. Grazie a nuovi design protesici, infatti, in casi particolari le protesi possono essere impiantate con successo anche in pazienti di età inferiore a 50 anni.  Tuttavia, la protesi d'anca rimane più indicata in persone di età superiore a 60 anni, mentre è relativamente indicata nei pazienti tra 50-60 anni perchè, nei pazienti più giovani, può aumentare il ricorso a interventi di revisione della protesi a 10 anni dall’intervento del primo impianto. L’intervento di revisione prevede la sostituzione della prima protesi con una nuova, principalmente a causa di usura; le probabilità che si usuri in un paziente anziano, sono però inferiori a quelle di un paziente giovane e attivo. Ecco perché nei giovani si cerca, compatibilmente con la qualità di vita del paziente, di rimandare sempre il più possibile la protesizzazione.

Come sono cambiate le indicazioni per l’intervento di protesi di anca

Sir John Charnley, pioniere delle protesi dell'anca, negli anni ‘70 indicava come soggetto a cui impiantare selettivamente una artroprotesi d'anca il "paziente con età maggiore di 65 anni, sedentario ed affetto da coxartrosi primaria". Da allora di strada se ne è certamente fatta tanta dal punto di vista sia del miglioramento delle tecniche chirurgiche sia dei materiali usati. Ormai, grazie alla evoluzione della tecnica di revisione, non si guarda al paziente anziano (maggiore di 65 anni) come unico soggetto a cui indicare una protesi d'anca, ma ad una fascia di età molto più larga visto che lo scopo di questa tecnica chirurgica è quello di migliorare la qualità di vita di ogni paziente di qualsiasi età. L'età del paziente, secondo molti, rimane un parametro fondamentale da valutare nel porre l'indicazione all'impianto di artroprotesi d'anca. Infatti, la durata delle protesi risulta tuttora limitata nel tempo per la usura dei materiali. Oggi, come già affermato nel 1994 dal Consensus Conference dell'Istituto Nazionale Americano della Sanità, l'indicazione ad una protesi d'anca è rappresentata da "dolore e limitazione funzionale moderati o gravi, associati all'evidenza radiografica di una compromissione articolare, e che non sono stati sostanzialmente modificati da un ciclo completo di trattamenti non chirurgici". In letteratura scientifica si evidenzia come i dati del registro svedese, riferiti agli impianti eseguiti dal 1987 al 1997, abbiano portato alla luce come la percentuale di revisione a 10 anni nei pazienti con età inferiore a 55 anni sia nettamente superiore ai soggetti con una età maggiore. Ecco perché si ritiene che una protesi all'anca sia più indicata nei soggetti con una età maggiore di 60 anni, relativamente indicata nei soggetti tra 50-60anni, indicata in casi particolari in pazienti con età inferiore a 50 anni.

Bisogna però dire che dopo il 2000 sono comparsi nuovi materiali e si sono introdotte vie d’accesso mini-invasive che hanno dato risultati estremamente soddisfacenti consentendone l’utilizzo su pazienti giovani ed attivi.