ARTROSI DEL GINOCCHIO

Che cos’è e come si cura

L’artrosi di ginocchio (o gonartrosi) è una patologia degenerativa della cartilagine articolare molto diffusa – non solo tra gli anziani – che può compromettere seriamente la capacità di muovere gli arti inferiori e camminare. Nelle fasi avanzate, la cartilagine è talmente compromessa che i capi ossei articolari (femoro-tibiale e femoro-rotuleo) finiscono per entrare in contatto diretto senza interposizione cartilaginea, causando forti dolori e riduzione del movimento.

Le soluzioni terapeutiche sono diverse e personalizzate in base a diversi fattori tra cui età, sesso, peso e grado di attività del paziente e, in molti casi, possono non richiedere l’intervento chirurgico.

I fattori di rischio per lo sviluppo della gonartrosi sono svariati:

  • età avanzata
  • sovrappeso
  • sovraccarico del ginocchio a causa di esigenze lavorative o sportive (trascorrere molto tempo in piedi, trasportare pesi eccessivi, praticare abitualmente attività fisiche intense e/o sport di contatto).
  • Traumi all’articolazione e interventi chirurgici sul ginocchio
  • gravi deviazioni dell’asse dell’arto inferiore (ginocchio varo o ginocchio valgo)

I sintomi principali della gonartrosi sono:

  • gonfiore del ginocchio e formazione di cisti nella zona posteriore – detta cisti di Baker – (nella fase iniziale)
  • zoppia
  • crepitio o scrosci dell’articolazione
  • dolore al movimento. Può scomparire o attenuarsi durante il riposo
  • sensazione di rigidità dell’articolazione
  • riduzione della capacità di movimento

La persona può trovarsi in difficoltà a compiere le normali attività quotidiane come infilarsi le scarpe, lavarsi, salire e scendere le scale, raccogliere o sollevare oggetti da terra. A causa del dolore, i soggetti colpiti da gonartrosi tendono ad assumere involontariamente delle posture sbagliate che a lungo andare possono avere conseguenze negative su tutto l’apparato muscolo-scheletrico, come ad esempio la schiena o le altre articolazioni dell’arto inferiore.

La diagnosi si effettua in due momenti diversi:

  1. visita specialistica: l’ortopedico esegue l’esame clinico e fa eseguire al paziente semplici movimenti attivi (camminare, alzarsi dalla sedia) e passivi (guidati dal medico) per misurare rigidità articolare, forza residua, ampiezza del movimento
  2. Radiografia (RX):utile ad evidenziare la riduzione dello spessore del tessuto cartilagineo e la vicinanza dei capi articolari. Spesso è inutile partire con esami diagnostici più sofisticati come RMN e TAC.

Il trattamento non chirurgico varia in base allo stadio dell’artrosi e alle condizioni fisiche del paziente. In caso di sovrappeso, ad esempio, potrebbe essere utile iniziare a sottoporsi ad una dieta per diminuire il carico sull’articolazione.

In genere, il trattamento non chirurgico della gonartrosi, per ridurre il dolore, prevede:

  • terapia farmacologica con antinfiammatori per bocca e integratori per la cartilagine che ne ridurrebbero l’usura (detti condroprotettori)
  • fisioterapia con esercizi mirati a mantenere il tono muscolare e l’elasticità
  • infiltrazioni con acido ialuronico e/o cortisonici (attenzione che il cortisone potrebbe causare la necrosi dei condili femorali con possibili esiti destruenti sull’osso)

Quando la degenerazione artrosica è in fase troppo avanzata, l’unica possibilità terapeutica che rimane è la protesi al ginocchio che va a sostituire l’articolazione  completamente o parzialmente l’articolazione malata

Esistono però anche delle tecniche chirurgiche che, in casi selezionati, possono evitare o posticipare di molti anni la protesi al ginocchio. Mi riferisco in particolare a un intervento detto osteotomia valgizzante di tibia che consiste nell’eseguire un taglio nella tibia con lo scopo di raddrizzare un ginocchio gravemente varo (se sei interessato, visita le sezione “osteotomie” del sito) così da ridistribuire i carichi sull’articolazione e allontanare il rischio di artrosi avanzata.

Questa operazione raggiunge i massimi livelli di beneficio quando associato a una speciale metodica di medicina rigenerativa. Questo trattamento lo associo infatti regolarmente – da ormai 5 anni – al prelievo di cellule staminali mesenchimali (link alla sezione del sito)dal tessuto adiposo del paziente che, a fine intervento, inietto sia nel ginocchio che nella sede di intervento. Questo dà dei notevoli vantaggi sulla guarigione del sito chirurgico e un importante beneficio alla cartilagine del ginocchio che, dopo l’intervento, non subisce più un carico anomalo e squilibrato a cui era sottoposta in precedenza.