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Protesi all’anca, quali sono i tempi di recupero?

Le domande dei pazienti: “A breve dovrò sottopormi a un’operazione di protesi all’anca e devo tornare subito al lavoro. Quali sono i tempi di recupero?”. Ecco la risposta…

“Salve dottore, ho 38 anni e a breve dovrò sottopormi a un’operazione di protesi all’anca con via d’accesso anteriore. Vorrei sapere da lei se per questo tipo di operazioni è previsto un periodo di fisioterapia post-operatorio e la durata. Ho l’esigenza di tornare subito al lavoro, che svolgo per buona parte del tempo in piedi e al mio hobby, la corsa”.

Grazie, Giancarlo, 38 anni

Buongiorno sig. Giancarlo,

per questo tipo di intervento deve essere assolutamente previsto un periodo di fisioterapia post-operatorio. Qualunque intervento ortopedico, anche quelli meno impegnativi come la riparazione dei menischi in artroscopia (cioè mediante due piccoli fori sul ginocchio), richiede un certo periodo di riabilitazione per permettere i tempi biologici di guarigione.

La durata della riabilitazione nell’intervento di protesi d’anca è variabile da persona a persona.  Ma sicuramente prevede una prima fase “intensiva” con esercizi specifici mirati al recupero della mobilità e del tono muscolare associati a un parziale riposo.

Le prime settimane dopo l’operazione sono infatti delicate. Perché l’organismo necessita di tempo per “abituarsi” alla protesi e soprattutto per fare sì che questa si integri con l’osso del paziente. Questa prima fase dura circa 2-3 settimane e non dipende dalla via d’accesso scelta.

La via d’accesso anteriore ultimamente sta tornando in auge per il fatto che i muscoli non vengono recisi ma solo divaricati. Questo è vero, ma solo in parte, (come abbiamo visto in maniera più approfondita in questo articolo) dato che, quando l’articolazione è gravemente alterata, si rende comunque necessario sezionare i muscoli extra-rotatori per poter esporre i capi articolari e quindi operare.

Questa via può dare dei piccoli vantaggi nell’immediato post-operatorio. Ma ciò non deve far pensare al paziente che si possa evitare la fisioterapia tornando immediatamente alla vita quotidiana.

Il rientro alle normali attività deve avvenire progressivamente nel corso di circa 3 settimane. Sarebbe ottimale proseguire la fisioterapia per circa 6 mesi, anche a casa da soli una volta appresi correttamente gli esercizi da eseguire.

Questo è cruciale per il successo della protesi sul medio e lungo termine, che poi è e deve essere la preoccupazione primaria del paziente.

Certamente la mini-invasività ha permesso di migliorare la qualità di vita e di ridurre il dolore dopo l’intervento – consentendo anche ricoveri ospedalieri più brevi – ma la buona riuscita della protesi all’anca non può prescindere, oltre che dall’impianto della protesi stesso con geometria corretta, da una adeguata riabilitazione. È inutile quindi cercare tagli troppo piccoli o vie d’accesso “strane” per poi rischiare di impiantare la protesi “storta”.

Per quanto riguarda l’attività sportiva, non esistono particolari controindicazioni per gli operati con moderne protesi all’anca, ma la parola d’ordine deve essere: cautela. La ripresa dello sport deve essere progressiva e con tempi diversi a seconda del tipo di attività. Gli sport più indicati sono quelli senza impatto col suolo o contrasti come nuoto, trekking, bici, ballo o golf.

Ma tra i pazienti che ho operato negli anni c’è anche chi è tornato a praticare sport come corsa o al tennis. Non esistono specifiche limitazioni ma il buonsenso ci dice che correre la maratona, seppur fattibile, non è la scelta ideale perché potrebbe causare un’usura precoce della protesi!

Personalmente eseguo la maggior parte delle protesi d’anca con una via d’accesso posterolaterale (la più usata al mondo) e ho molte soddisfazioni da questa tecnica. Ultimamente sto anche riscoprendo la via anteriore. Uso il termine “riscoprire” perché non è una via d’accesso nuova: esiste già dagli anni ’60 e l’ho già praticata negli anni ’90 per poi temporaneamente abbandonarla visti i minimi vantaggi che offriva a discapito di alcuni svantaggi.

Con la via d’accesso postero-laterale mini-invasiva che eseguo da una decina d’anni i risultati che ottengo sono i seguenti: carico immediato in 24-48h, mobilizzazione già nelle prime ore post-operatorie, perdite ematiche simili alla via anteriore e risultati funzionali a 6 mesi sovrapponibili”.

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